Mag 4, 2008 - Senza categoria    No Comments

Il cimitero antico


Le opere di Giuseppe Maria Sartorio nel cimitero antico di Iglesias e le tombe minerarie

Mag 3, 2008 - articoli pubblicati    No Comments

Renovando custodire

 “Renovando custodire”  è stato il tema del convegno che si è tenuto il 23 ottobre scorso nell’Aula magna AUSI del Palazzo Bellavista di Monteponi. Argomento di non poco conto poiché si è  parlato di restauro,  conservazione e valorizzazione degli antichi documenti dell’Archivio della Curia, un patrimonio di enorme valore storico e documentale salvato dal compianto monsignor Luigi Cinesu che ne fu il primo riordinatore. Un contributo del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, e la collaborazione della Soprintendenza Archivistica della Sardegna, permisero un primo intervento di riordino ed inventariazione. Nel luglio 2002 fu portato a temine il lavoro, consentendo la consultazione di tutta la documentazione non coperta dalla legge sulla riservatezza.  L’iniziativa del convegno, promossa dalla Regione autonoma della Sardegna, ha avuto come  relatori con Salvatore Palese, Presidente dell’associazione Archivistica Ecclesiastica, il Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa don Carlo Chenis, il Direttore dell’ufficio dei Beni Culturali della CEI monsignor Giancarlo Santi, la Coordinatrice nazionale del progetto Archivi e Biblioteche della CEI Francesca D’Agnelli, Cecilia Poggetti e Luca Pieraccini del Servizio Assistenza ai Sistemi Informativi delle Diocesi per il progetto archivi, il Sovrintendente Archivistico per la Sardegna Roberto Porrà, la Direttrice del servizio Beni Librari e Documentari dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Paola Bertolucci, la Responsabile del settore Tutela e Restauro dello stesso Assessorato regionale, e la Direttrice dell’Archivio diocesano Licia Meloni.  I lavori sono stati introdotti dai saluti del Vescovo Tarcisio Pillolla, che assente perché impegnato nella visita pastorale a Tratalias, è stato rappresentato dal Vicario Generale monsignor Franco Pometti, dell’Assessore alla Cultura della Regione Elisabetta Pilia, pure assente per precedenti impegni e rappresentata dal dottor Basciu, dell’Assessore alla Cultura del Comune d’Iglesias Domenico Marvaso e di don Carlo Cani, responsabile dell’Archivio Diocesano.   Nell’Auditorium del palazzo Vescovile è stata poi  inaugurata una mostra dei documenti restaurati che è stato possibile visitare fino al 6 novembre.  Nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì inoltre, si sono potuti ammirare i restauratori all’opera sui documenti. Sono state date dimostrazioni di pulitura e disinfestazione da parassiti, ricostruzione di pagine danneggiate e mancanti di alcune parti e di metodi di legatura e rilegatura di libri e registri secondo antiche tecniche. “ La Gazzetta del Sulcis” 10 novembre 2004

Mag 1, 2008 - Senza categoria    No Comments

Chiese


Le chiese, dalle quali la Città avrebbe preso il nome (Iglesias = le chiese)

Apr 30, 2008 - Senza categoria    No Comments

Varie


Apr 30, 2008 - Libri pubblicati    No Comments

Toponomastica della Città d’Iglesias dal 1600 ai giorni nostri

I nomi delle antiche strade di Iglesias, quelle racchiuse all’interno della cinta muraria, raccontano la storia della città. Ma la storia la scrivono i documenti. Racconti, leggende e tradizioni orali sono certo parte integrante della cultura di una comunità.  E lo sono così tanto che, senza di essi, quella comunità sarebbe diversa da come realmente è. Però se e quando si parla di storia servono le carte. Questo studio ricostruisce la toponomastica iglesiente fornendo, per ogni nome attribuito ad una strada, il riferimento archivistico che ne attesta la storicità. Carta canta, insomma. Queste pagine sono il frutto di un lavoro lungo, paziente, meticoloso che ha avuto origine da una semplice domanda: quali erano, davvero, gli antichi nomi delle vie e delle piazze di Iglesias? Il lettore al quale, trovandosi all’angolo di una strada, sarà capitato di leggerne il toponimo e di fare a se stesso qualche domanda, scorrendo queste pagine, forse potrà trovare qualche riposta. Viceversa il lettore che mai si è posto simili quesiti durante una passeggiata potrà, se vorrà, cominciare a porseli. (Presentazione a F. Cherchi, Toponomastica della Città d’Iglesias intra moenia dal 1600 ai giorni nostri, edito da Ass. Culturale “Eppur si muove”, Iglesias, 2007). Vedi copertina del volume.

 

La pubblicazione è in vendita al prezzo di 3 euro nelle librerie cittadine

Apr 30, 2008 - Libri pubblicati    No Comments

All’ombra de’ cipressi…

                                   Voci di casa nostra di Roberto Cherchi

Può un libro che parla di un cimitero raccontare la vita? La domanda, per nulla oziosa, affiorerà nei pensieri dei più avveduti una volta terminata la lettura di queste pagine. Perché è senz’altro vero che, tra i molteplici significati che il volume può assumere (tanti quanti ciascuno dei lettori che gli riserverà la sorte vorrà attribuirgliene), All’ombra de’ cipressi… racchiude anche un paradosso. Che consiste nel provare a mettere insieme pezzi di vita di una comunità, ben definita nello spazio e nel tempo (la città di Iglesias dalla metà dell’Ottocento ai primi vent’anni del Novecento), ricostruendo la storia di un luogo, anzi, del luogo che, più di tutti, è associato all’idea della morte: qual è, appunto, un camposanto.

Negli ultimi anni si è spesso parlato del cimitero cittadino usando la definizione di “museo all’aperto” e, come tale, identificandolo quale spazio da recuperare, valorizzare e tutelare. Questo in ragione del pregio artistico dei sepolcri e di una crescente consapevolezza del valore storico e culturale che quelle tombe hanno per la nostra città. La lettura di questo libro, il primo che affronta in maniera sistematica le vicende legate all’edificazione e al successivo sviluppo del cimitero, offrirà certamente nuovi spunti di riflessione e di critica che rafforzeranno quella consapevolezza.

Attraverso un ricchissimo repertorio fotografico (le immagini sono quasi 250), l’autore squaderna dinanzi a noi particolari che spesso sfuggono anche all’occhio più attento. Ma, soprattutto, la puntuale ricostruzione degli epitaffi sulle lapidi, molti dei quali ormai sono di ardua se non impossibile decifrazione a causa dell’edacità del tempo e dell’incuria degli uomini, fa di questo libro un prezioso strumento di memoria. Quei nomi, quelle date, quelle frasi scolpiti sul marmo o sulla pietra dagli scalpellini ci restituiscono, oggi ad oltre un secolo di distanza, l’immagine dell’Iglesias borghese d’inizio Novecento.

L’acribìa di una ricerca nata un po’ per caso, come tutte le cose belle, e durata anni; la passione che, fin dal principio, ha innervato e sostenuto l’autore nel ridare volto e anima a uomini e donne che rischiavano di divenire solo nomi su lapidi ormai illeggibili; lo zelo con il quale egli, attraverso le ricerche d’archivio, ha scovato notizie biografiche che corredano il percorso di monumento in monumento: tutti questi elementi giustificano il titolo foscoliano. Perché, in fondo, alla filosofia del carme di Foscolo questo libro si ispira: recuperare e coltivare la memoria dei morti attraverso il culto del sepolcro, perpetuando un ininterrotto dialogo con voci lontane che, levandosi dalle lapidi, ci parlano di se stesse e ci raccontano la vita della nostra città in un’altra epoca.

Nel fluire delle pagine capiterà d’imbattersi in un nome che scopriremo appartenere a chi dorme in una tomba che colpì la nostra fantasia di bambini. Potrà impressionare il gran  numero di  cognomi forestieri (Enrile, Boldetti, Posthoff, Wall, Marx, Bonavia, Albinati, Gerini, Prelle…), retaggio dell’immigrazione dovuta all’attività mineraria. Potranno incuriosire le leggende fiorite attorno alcune tombe (vedi quella della “bambina col cerchio”) o i fatti di cronaca legati ad altre (come la tragica fine del contabile Guntero Wall). Perché questo volume è ricco di notizie legate indissolubilmente alla vita quotidiana di Iglesias. Fatti narrati con taglio cronachistico, senza inutili fronzoli, anche quando l’attenzione si rivolge alla misteriosa fine di Giuseppe Sartorio, il celebre scultore piemontese che, in virtù della sua maestria d’artista, la fa da padrone nel nostro camposanto e, di conseguenza, in queste pagine.

Aver finalmente fissato sulla carta l’intreccio o, per dir meglio, il coro di voci che si alza da quelle lapidi è un fatto che va oltre al valore puramente documentario e lambisce, magari solo per un attimo, la sfera dei nostri affetti assurgendo a piccolo Spoon river di casa nostra.

All’ombra dei cipressi, infatti, c’è davvero la nostra storia, quella collettiva e quella individuale. Ci sono le nostre gioie e i nostri dolori, le nostre speranze e le nostre delusioni, il nostro orgoglio e le nostre miserie, la nostra ragione e la nostra fede. Quel coro risuona ancora al nostro orecchio più vivo che mai. Ne udiamo le voci, così distinte, nitide e toccanti che quasi ci sembra di immaginare i volti ai quali esse appartennero. E ci pare di vederli fluttuare, quei volti, come fossero tante piccole barche che navigano per sempre nel mare quieto dell’Eternità. (prefazione a F. Cherchi,  All’ombra de’ cipressi…, AIPSA Edizioni, Cagliari, 2005). Vedi copertina del volume.

                                                                                             

       

Apr 29, 2008 - Senza categoria    No Comments

Scorci iglesienti


Panorami e scorci della Città

Apr 28, 2008 - articoli pubblicati    1 Comment

L’Archivio storico diocesano di Iglesias

L’Archivio Storico Diocesano di Iglesias è composto dalla documentazione della Curia Diocesana, del Capitolo della Cattedrale e degli Enti ecclesiastici dipendenti dall’autorità diocesana, che è il Vescovo. Ha sede presso il Seminario Vescovile di via Tenente Cacciarru ed è accessibile nei giorni di martedì, giovedì e venerdì dalle ore 9 alle 12,30 e dalle 16 alle 19. Custodisce  documenti a partire dalla metà del Cinquecento. I più antichi portano la data del 1562 e sono relativi ad un censo in favore della lampada della parrocchia di Villamassargia ed ad un atto di matrimonio dell’unica parrocchia all’epoca esistente che era quella di Santa Chiara. Importantissimi sono i Quinque Libri, che il Concilio di Trento, nel 1563, stabilì fossero tenuti da tutti i Parroci con la massima cura. Nei Libri sono registrati i battesimi, le cresime, i matrimoni, le morti e lo stato delle anime. Nel Liber mortuorum, in modo particolare, è possibile trovare notizie interessanti sui lasciti testamentari, sull’età e condizione sociale dei defunti, oltre naturalmente all’indicazione del luogo della sepoltura. Si tratta di un vero e proprio archivio di stato civile, che ha anticipato di trecento anni quello dello Stato italiano, e che consente di risalire non solo alle più lontane genealogie, ma di studiare, come sempre più spesso sta avvenendo da parte degli scienziati, le tare ereditarie e il genoma umano. Dallo stato delle anime, istituito nel 1614 per disposizione di Papa Paolo V, è possibile ricostruire il nascere e lo svilupparsi di quelli che erano i boddeus, agglomerati di furriadroxius attorno ad una chiesa isolata, diventati successivamente paesi e comuni. Con puntigliosa precisione, prima i cappellani ed i parroci  poi, hanno provveduto a quello che potremmo definire un censimento annuale della popolazione, suddividendola per sesso e fasce d’età. E’ possibile anche consultare i documenti relativi alle vertenze di carattere civile, agli Ordini  ed alle organizzazioni religiose, oltre che alle confraternite. Non è ancora consultabile, perché ancora non riordinato, l’archivio del Capitolo, che custodisce documenti risalenti al trasferimento della diocesi da Tratalias ad Iglesias, avvenuta nel 1503, cinquecento anni or sono. L’augurio è che presto anche questo patrimonio di cultura e documentazione possa essere fruibile. “ La Gazzetta del Sulcis” 10 novembre 2004

Apr 27, 2008 - Senza categoria    No Comments

Antichità iglesienti


Iscrizioni antiche, lapidi e monumenti antichi della Città

Pagine:«12