Feb 24, 2009 - miscellanea    4 Comments

Il carnevale di Iglesias: tre cose da rivedere

 

L’etimologia del termine carnevale deriva dall’espressione latina carne vale, che si può tradurre con addio carne. Anche in diversi documenti d’archivio redatti in lingua catalana si legge carnes toltas, ad indicare l’inizio della Quaresima e la conseguente proibizione ecclesiastica al consumo della carne e l’inizio del digiuno penitenziale in attesa della Pasqua di Resurrezione. Il periodo carnevalesco è quello che da sempre è caratterizzato sia da divertimenti di diversa natura che dal consumo di particolari alimenti tipici, ed in qualche modo esclusivi del tempo.

I divertimenti

    Fra i divertimenti, oltre ai balli che si tenevano sia in piazza, sia nelle case private e nei circoli, spicca quello della mascherata, che consente di occultare la propria fisionomia e di mettere in pratica scherzi più o meno pesanti sotto la copertura dell’anonimato. Secondo quanto riportato dall’Angius, agli inizi del 1800 ad Iglesias si praticava il lancio delle arance, come ancora oggi si fa ad Ivrea. Nella documentazione d’archivio non ho trovato alcuna traccia di quanto affermato dal canonico Angius, mentre abbondano le tracce della corse a cavallo che ogni anno venivano effettuate all’interno della città, specie nell’attuale via Repubblica, ed un particolare tipo di lancio, ma non di arance. Il 10 marzo 1848 (anno molto prossimo al racconto Angius) il Regio Vicario di Polizia Don Costantino Rodriguez, segnalava al Vicerè che nei tre giorni di carnevale una clamorosa riunione di persone dilettavansi nel gittare su qualunque soggetto, senza distinzione di ceto, di condizione e di carattere, fiore di stuoja, cruscone e ceneri, compromettendo il buon ordine della città e facendo nascere anche delle risse colla truppa qui stanziata, e nel terzo giorno ingrossò talmente l’adunata che contava da 500 e più persone, tra le quali si vedevano anche Cavalieri, Notai ed altri Signori, e si ebbe qualche disordine nelle case di vari particolari alle quali recavasi la moltitudine per costringere i padroni di casa ad unirsi seco loro.

I cibi

     Fra i cibi, in particolare spiccano le zìpole. Di questi tempi trovo sempre più spesso dei cartelli con la scritta zèppole, termine napoletano ma non sardo e ancor meno iglesiente. Il termine corretto è zìpola, che poi, per il vezzo o vizio di raddoppiare le consonanti, è diventato zìppola. Etimologicamente deriva dal latino tardo medioevale zipula / zipulae.  La sua forma lunga e cilindrica richiama lo zipolo, che è il pezzetto di legno cilindrico che viene adoperato per turare il buco delle botti. Sia Vincenzo Raimondo Porru che il Canonico Giovanni Spano riportano il termine zipola, con una sola p  e con la i. Nel vocabolario Devoto-Oli è riportato il termine zèppola = ciambella e pasticcini di varia composizione tradizionali a Napoli e in Abruzzo e Calabria. Ma noi siamo in Sardegna e ad Iglesias diciamo zìpola. Anche Max Leopold Wagner riporta il termine sardo tsippula, e precisa: siciliano e calabrese zìppula; napoletano e irpino zèppola; abruzzese zèppele. Chiarito il tutto e precisato che non mangio zìpole da quando avevo sette anni a seguito di una indigestione, altri dolci carnevaleschi sono le meraviglie, altrimenti note anche come chiacchiere o anche mazzafruxias se ripiene di crema, e i raviolini fritti ripieni di pasta di mandorle, questi da me molto graditi.

Le maschere

    Altra innovazione che si sta introducendo ad Iglesias è quella di voler far diventare Norfieddu una maschera. Norfieddu è un fantoccio, che viene destinato al rogo al finire del carnevale, e non una maschera che possa essere ancestrale, contemporanea, moderna, più giovane o più anziana, come contrabbandato da un pieghevole distribuito in questi giorni e purtroppo sponsorizzato dal Comune. Norfieddu è l’alter ego del Carraxiali cagliaritano e di Re Zolzi tempiese o bosano. È il carnevale che muore, e muore sacrificato sul rogo. Le maschere, siano esse gli Zorro, i Pulcinella, gli Arlecchino, la cameriera o sa gattu,  continuano a vivere, a dispetto di chi vuole stravolgere le tradizioni.

Il carnevale di Iglesias: tre cose da rivedereultima modifica: 2009-02-24T22:31:00+00:00da franzkerki
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4 Commenti

  • condivido in tutto quello che descrivi è sempre molto illuminante ovviamente per chi vuole farsi illuminare …grazie e a presto

  • Io trovo che che tu sia molto informato sul Carnevale, i dolci e le tradizioni… Ma su una cosa ti sbagli! Una tradizione nasce da un’innovazione o dalla modifica apportata su una cosa già esistente. Nessuno dice che il Norfieddu sia il Pulcinella di Iglesias ma sicuramente è una figura che viene richiamata dalle menti degli Iglesienti quando si parla di Carnevale. Penso che i tuoi cenni storici abbiano una loro utilità ma il commento lascia abbastanza a desiderare. Andiamo avanti!!!

  • Caro Andrea, Norfieddu non è una maschera, e non è soggetto a mutazioni, innovazioni o modifiche, come invece le maschere. Mi auguro che tu vada avanti e he legga ancora il blog; aspetto i tuoi commenti.

  • Caro Franz! Neanche Batman o La Principessa Sissi sono maschere, ma sono sicuro che ogni volta che vedi un bimbo vestito da Batman o Principessa Sissi non lo/la vada a sgridare!!! 🙂

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