Apr 30, 2008 - Libri pubblicati    No Comments

All’ombra de’ cipressi…

                                   Voci di casa nostra di Roberto Cherchi

Può un libro che parla di un cimitero raccontare la vita? La domanda, per nulla oziosa, affiorerà nei pensieri dei più avveduti una volta terminata la lettura di queste pagine. Perché è senz’altro vero che, tra i molteplici significati che il volume può assumere (tanti quanti ciascuno dei lettori che gli riserverà la sorte vorrà attribuirgliene), All’ombra de’ cipressi… racchiude anche un paradosso. Che consiste nel provare a mettere insieme pezzi di vita di una comunità, ben definita nello spazio e nel tempo (la città di Iglesias dalla metà dell’Ottocento ai primi vent’anni del Novecento), ricostruendo la storia di un luogo, anzi, del luogo che, più di tutti, è associato all’idea della morte: qual è, appunto, un camposanto.

Negli ultimi anni si è spesso parlato del cimitero cittadino usando la definizione di “museo all’aperto” e, come tale, identificandolo quale spazio da recuperare, valorizzare e tutelare. Questo in ragione del pregio artistico dei sepolcri e di una crescente consapevolezza del valore storico e culturale che quelle tombe hanno per la nostra città. La lettura di questo libro, il primo che affronta in maniera sistematica le vicende legate all’edificazione e al successivo sviluppo del cimitero, offrirà certamente nuovi spunti di riflessione e di critica che rafforzeranno quella consapevolezza.

Attraverso un ricchissimo repertorio fotografico (le immagini sono quasi 250), l’autore squaderna dinanzi a noi particolari che spesso sfuggono anche all’occhio più attento. Ma, soprattutto, la puntuale ricostruzione degli epitaffi sulle lapidi, molti dei quali ormai sono di ardua se non impossibile decifrazione a causa dell’edacità del tempo e dell’incuria degli uomini, fa di questo libro un prezioso strumento di memoria. Quei nomi, quelle date, quelle frasi scolpiti sul marmo o sulla pietra dagli scalpellini ci restituiscono, oggi ad oltre un secolo di distanza, l’immagine dell’Iglesias borghese d’inizio Novecento.

L’acribìa di una ricerca nata un po’ per caso, come tutte le cose belle, e durata anni; la passione che, fin dal principio, ha innervato e sostenuto l’autore nel ridare volto e anima a uomini e donne che rischiavano di divenire solo nomi su lapidi ormai illeggibili; lo zelo con il quale egli, attraverso le ricerche d’archivio, ha scovato notizie biografiche che corredano il percorso di monumento in monumento: tutti questi elementi giustificano il titolo foscoliano. Perché, in fondo, alla filosofia del carme di Foscolo questo libro si ispira: recuperare e coltivare la memoria dei morti attraverso il culto del sepolcro, perpetuando un ininterrotto dialogo con voci lontane che, levandosi dalle lapidi, ci parlano di se stesse e ci raccontano la vita della nostra città in un’altra epoca.

Nel fluire delle pagine capiterà d’imbattersi in un nome che scopriremo appartenere a chi dorme in una tomba che colpì la nostra fantasia di bambini. Potrà impressionare il gran  numero di  cognomi forestieri (Enrile, Boldetti, Posthoff, Wall, Marx, Bonavia, Albinati, Gerini, Prelle…), retaggio dell’immigrazione dovuta all’attività mineraria. Potranno incuriosire le leggende fiorite attorno alcune tombe (vedi quella della “bambina col cerchio”) o i fatti di cronaca legati ad altre (come la tragica fine del contabile Guntero Wall). Perché questo volume è ricco di notizie legate indissolubilmente alla vita quotidiana di Iglesias. Fatti narrati con taglio cronachistico, senza inutili fronzoli, anche quando l’attenzione si rivolge alla misteriosa fine di Giuseppe Sartorio, il celebre scultore piemontese che, in virtù della sua maestria d’artista, la fa da padrone nel nostro camposanto e, di conseguenza, in queste pagine.

Aver finalmente fissato sulla carta l’intreccio o, per dir meglio, il coro di voci che si alza da quelle lapidi è un fatto che va oltre al valore puramente documentario e lambisce, magari solo per un attimo, la sfera dei nostri affetti assurgendo a piccolo Spoon river di casa nostra.

All’ombra dei cipressi, infatti, c’è davvero la nostra storia, quella collettiva e quella individuale. Ci sono le nostre gioie e i nostri dolori, le nostre speranze e le nostre delusioni, il nostro orgoglio e le nostre miserie, la nostra ragione e la nostra fede. Quel coro risuona ancora al nostro orecchio più vivo che mai. Ne udiamo le voci, così distinte, nitide e toccanti che quasi ci sembra di immaginare i volti ai quali esse appartennero. E ci pare di vederli fluttuare, quei volti, come fossero tante piccole barche che navigano per sempre nel mare quieto dell’Eternità. (prefazione a F. Cherchi,  All’ombra de’ cipressi…, AIPSA Edizioni, Cagliari, 2005). Vedi copertina del volume.

                                                                                             

       

All’ombra de’ cipressi…ultima modifica: 2008-04-30T18:50:00+00:00da franzkerki
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