24/01/2011
Goffredo Mameli e Iglesias
L’Italia compie 150 anni. Iglesias e Goffredo Mameli
Secondo la teoria del professor Francesco Cesare Casula, professore ordinario di Storia Medioevale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, l’Italia comincia a prendere corpo nel 1324 con la conquista aragonese, prima di Villa di Chiesa, oggi Iglesias, e successivamente con la presa di Cagliari. Nasce, infatti il Regno di Sardegna e Corsica, chiamato poi semplicemente Regno di Sardegna dal 1475, e successivamente aggregato in forma federativa agli Stati continentali di Vittorio Amedeo, primo Re di Sardegna (Principato di Piemonte, Ducato di Savoia, Ducato d’Aosta e Contea di Nizza), e la storia continua fino al Risorgimento e al 17 marzo 1861, quando diventa Regno d’Italia, per poi diventare Repubblica Italiana, adottando, come inno, una composizione di Goffredo Mameli. Senza entrare nel merito della fondatezza di tale teoria, è certo che fra la nostra Città e Goffredo Mameli, l’Eroe della Repubblica Romana, compositore dei versi dell’Inno Nazionale “Fratelli d’Italia”, esiste un innegabile nesso.
Le vicende storiche cittadine, infatti, si sono più volte incrociate con quelle della famiglia di appartenenza del giovane caduto per la Patria.
Goffredo, nato a Genova il 5 settembre 1827, e morto a Roma il 6 luglio del 1849 per le conseguenze delle ferite subite in combattimento, che comportarono l’amputazione di una gamba con successiva setticemia, era di origine sarda, e più precisamente ogliastrina.
A Lanusei, nella piazza principale, c’è una lapide
con la genealogia della famiglia Mameli, che riporta indietro fino al 1649, al capostipite noto Cristoforo Mameli o Mamely, originario di Gairo, che in quel anno sposa a Lanusei Giovanna Lai.
Dai due, il 25 maggio 1675, nasce a Gairo Giovanni Antioco Maria, che sposa in Spagna Doña Isabella de Olmedilla.
I due generano Antonio Vincenzo, che nasce a Torino il 17 maggio 1722.
Con Antonio Vincenzo Mameli si stabilisce un primo contatto fra la Città d’Iglesias e la famiglia dell’Eroe Goffredo. Antonio Vincenzo fu infatti Direttore ed Amministratore della Regia Miniera di Monteponi dal 1759 al 1762. Con diploma datato Venaria Reale 7 maggio 1784, ottenne il Privilegio di Cavalierato Ereditario e di Nobiltà trasmissibile ai discendenti col trattamento di Don.
Il rapporto con la Città prosegue con la nascita, dal matrimonio fra Antonio Vincenzo Mameli con la nobile Donna Eulalia Carboni Borras, di Don Raimondo (che sarà il nonno di Goffredo) e di Don Giovanni Maria, che sposa la nobildonna iglesiente Donna Giuseppa Corrias Crabu, più nota come Donna Pepica (vedi foto fra i personaggi).
Il Cavaliere Nobile Don Giovanni Maria Mameli de’ Mannelli (come amava farsi chiamare), fratello del nonno paterno di Goffredo, morì ad Iglesias il 22 ottobre 1843 all’età di ottantotto anni, e fu sepolto nel Campo Santo, come certificato dai registri della Curia Vescovile di Iglesias[1]. Era avvocato, Giudice della Sala Criminale della Reale Udienza del Regno di Sardegna, abusava del titolo di Patrizio di Cagliari e di Patrizio di Rocca contrada, tradusse in italiano la Carta de Logu, e scrisse un trattato sull’arte vetraria in Italia.
Donna Pepica, nata il 26 dicembre del 1783, fu battezzata il giorno 28 dello stesso mese con l’imposizione dei nomi Maria Josepha Magdalena Estevina[2].
Mentre non si ha traccia della tomba di Don Giovanni Maria, nel muro di cinta del Campo Santo della Città, si conserva la lapide della tomba di Donna Pepica, dove si legge: Donna Pepica Corrias / di animo virile / ardita negli intendimenti / prudente in eseguirli / moriva di 86 anni / addì 17 settembre 1869 / in Iglesias / lasciando alle figlie / Caterina Luisa Pepina / buona eredità di censo / ottima di domestici esempi.
Caterina Mameli, primogenita di Don Giovanni Maria e Donna Pepica Corrias, cugina in primo grado di Giorgio, padre di Goffredo, nasce a Cagliari nel 1810, e sposa il nobile Stefano Melis. Il censimento del 1855 la vede quarantacinquenne, vedova, e residente in Iglesias nella via Castello con i quattro figli. Raimonda di 17 anni nata a Cagliari, Francesco di 12 nato a Lanusei, Peppina di 10 nata a Isili e Vincenza, appena nata a Cagliari. Non abbiamo dettagliate notizie sull’attività lavorativa di Stefano Melis, che era avvocato, ma la diversità del luogo di nascita dei figli indica che comportasse spostamenti logistici frequenti, e soprattutto che la sua morte abbia determinato la necessità, per la giovane vedova, di rientrare ad Iglesias per avere il sostegno, non solo morale, della madre di animo virile.
E con l’ausilio della nobile, virile ed abbiente madre, Caterina Mameli curò l’educazione dei figli, facendo dell’unico maschio, Francesco, cugino in secondo grado di Goffredo, un uomo di spicco della vita cittadina iglesiente. Egli fu infatti Sindaco della città agli inizi del 1900. Nella sua tomba, opera dello scultore piemontese Giuseppe Maria Sartorio si legge: Cav. Uff. / Francesco Melis Mameli / di famiglia patrizia d’Iglesias / n. Lanusei il 6 gennaio 1846 / m. in Iglesias il 1 marzo 1912 / la sua vita fu un culto al dovere / cittadino integerrimo / funzionario solerte / sposo e padre esemplare / amministratore / e primo magistrato cittadino / degno di storica ricordanza / per dirittura di mente / fede nella libertà / rigida inconcussa probità operosa.
Anche la primogenita di Caterina, Raimonda Melis Mameli, riposa nel Camposanto iglesiente. Era andata sposa al Cavalier Rafaele Deidda, ed un figlio dei due, Giuseppe Deidda Melis, seguì la carriera dei suoi avi di casa Mameli, nella marina militare, raggiungendo il grado di Tenente Commissario. Morì ventiduenne a La Spezia il 22 gennaio 1901, e riposa ad Iglesias, in una tomba opera del Sartorio, con la sorella Cristina.
La terzogenita di Caterina, Giuseppina, sposò il nobile don Giacomo Garrucciu e morì ad Iglesias, dopo due mesi di malattia, il 1° ottobre 1871. La sua tomba è la seconda a sinistra del vialetto che rasenta il muro di cinta entrando dal cancello di viale Cappuccini.
La più giovane, Vincenza, andò sposa al nobile don Vincenzo Rodriguez, morì a Torino il 28 settembre 1918, ed è sepolta col consorte nel viale C del cimitero cittadino.
Le tombe dei parenti di Goffredo, opere dello scultore piemontese Giuseppe Maria Sartorio, versano in condizioni pietose, e sarebbe necessario un intervento riparatore di restauro, almeno come riconoscimento del lustro che la parentela con il compositore dell’Inno Nazionale potrebbe riversare sulla Città, se adeguatamente pubblicizzata.
17:39
Scritto da: franzkerki
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09/10/2009
Santa Maria di Valverde in Iglesias
Santa Maria di Valverde di Iglesias
50° della Parrocchia
Il 10 ottobre 1959 la chiesa romanico-pisana di Santa Maria di Valverde, risalente alla fine del XIII secolo, diventava Parrocchia e veniva nuovamente consegnata all’Ordine dei cappuccini che l’avevano gestita per 289 anni, dal 1593, anno in cui venne costituito il Convento adiacente alla chiesa, al 23 marzo 1882, giorno in cui morì l’ultimo cappuccino, padre Francesco Ennas da Iglesias.
I festeggiamenti del 50° avranno inizio domani 10 ottobre 2009, con la celebrazione della messa da parte del cappuccino Padre Emiliano Pinna da Sestu, il Parroco che più a lungo ha retto la Parrocchia. Nell’occasione verrà presentato un opuscolo sulla storia della chiesa e della comunità parrocchiale, basato sulle ricerche d’archivio fatte da me, e un DVD che richiamerà l’attenzione sui particolari, poco noti ai più, dell’edificio sacro.
La chiesa, riaperta al culto dopo anni di abbandono nel 1956, è profondamente legata alle mie vicende personali, liete e tristi. A questa chiesa, da me tanto amata, dedico la ricerca leggibile nel file allegato, e che forse troverà la realizzazione cartacea in un libro.
23:34
Scritto da: franzkerki
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